..imparare a gestire l’abbandono.
L’abbandono ha un’ampia accezione Ab=separazione, bando, bandum=metter fuori di mano; lasciare con l’intenzione di non tornare più, da cose o persone.
Definitivo, inappellabile, senza ritorno. La parola ci evoca un senso di sgomento e di ineluttabilità; l’abbandono, la perdita, il lutto, tutti aspetti riconducenti allo stesso sentire. In realtà non c’è mai chi lascia o chi viene lasciato, certo, c’è chi si assume l’onere del taglio, chi si rende ‘additabile’ nell’aver messo la parola ‘fine’, ma questa, si può realizzare solo se ci sono due persone.
L’esperienza ci insegna che chi lascia non è necessariamente quello che soffre meno, è solo la persona più coraggiosa, più determinata o solo più stanca. Le situazioni si abbandonano quando si sono già allontanate da noi, quando si sono esaurite, quando si comprende che si sta imboccando il viale del tramonto dal quale non c’è ritorno e c’è, allora, chi agisce l’attimo prima della morte ormai annunciata.
A volte è più salutare non aspettare la fine naturale del rapporto che avverrebbe in modo doloroso e scomposto. Risparmiando le miserie dell’esperienza finale, si evita che queste diventino l’ultimo ricordo di quell’amore, di quell’amicizia o di quel rapporto che credevamo unico ed eterno.
Dovremmo imparare dall’esperienza che la vita è in continuo movimento e noi oggi non siamo, per fortuna, quello che eravamo ieri; se ci cristallizzassimo in atteggiamenti, pensieri o convinzioni, saremmo schiacciati da quello che ci circonda e che è in evoluzione continua come la vita stessa.
Le persone che entrano nella nostra esistenza e i rapporti che costruiamo sono preziosi proprio perchè noi li consideriamo tali. Noi attiriamo eventi e persone che in quel momento ci corrispondono perchè ci insegneranno delle cose, ci faranno vivere situazioni per farci trasformare, capire e crescere e poi, esaurito il loro compito e quando anche noi avremmo esaurito il nostro verso di loro, si allontaneranno. Quando le situazioni sono esaurite e svuotate dobbiamo lasciar andare, quello che è stato deve scorrere via perché non ha più significato per noi.
Ci sono però persone che staranno sempre al nostro fianco e seguiranno il nostro percorso perché fanno parte del nostro percorso di vita, ed è destino che stiano accanto a noi a lungo, ma non per tutti è così. La maggior parte delle persone che incontriamo ci sono destinate pochi mesi o pochi anni, qualcuno solo pochi giorni o anche solo per lo spazio di una chiacchierata, per cui l’abbandono non deve sorprenderci, né se lo subiamo né se lo agiamo.
Anche nei confronti dei figli, viene prima o poi il tempo in cui non c’è più spazio per la consolazione di una madre e di un padre e guardiamo andare lontano chi amiamo, consapevoli di aver esaurito il nostro compito; è doloroso, ma è così. Senza l’abbandono, che è sempre una morte ma anche ordine naturale e vitale del ciclo della natura, non ci sarebbe la rinascita di nuova vita, dentro e fuori di noi.



