YES, WE CAN!
Nel libro scritto da Vittorino Andreoli, (Lettera alla tua famiglia-ed. Rizzoli) si rappresenta un ritratto di famiglia ideale. Si descrive in questo libro, una famiglia che vive la propria quotidianità all’insegna della solidarietà, comunicatività, tolleranza e rispetto; aspetti fondamentali, se si vuole parlare di sana e serena convivenza.
Leggendo questo bel libro di Andreoli ho avuto, tuttavia, la sensazione di una sorta di magnificazione nei confronti di una realtà che non sembra trovare, attualmente, riscontro nella situazione attuale.
La situazione attuale è rappresentata da un preoccupante numero di famiglie disgregate, e per disgregazione non mi riferisco solo alle famiglie separate. In realtà ci sono coppie che restano insieme anche quando il rapporto non esiste più per una serie di motivi spesso fittizi: mantenimento delle apparenze, stabilità emotiva dei figli, interessi economici, paura di stare soli, di ricominciare ecc. Questo malinteso senso del significato di famiglia provoca, a volte, l’insorgenza nei figli adolescenti di sintomi quali anoressia, bulimia, attacchi di panico, ansia, disadattamento ecc.. che altro non sono se non la denuncia di situazioni familiari ormai svuotate. Questi malesseri non è raro che diventino patologici, in quanto hanno il preciso scopo di mantenere pseudo-equilibri all’interno della famiglia stessa.
Un nucleo familiare composto da persone con personalità diverse, dovrebbe avere all’interno momenti di scambio proficuo e di crescita e, dove questo non fosse possibile, dovrebbe vigere, almeno, una gestione dei propri spazi rispettosa di quelli altrui. Significa questo, che un aspetto importante per gestire i rapporti all’interno di una coppia o di una famiglia è la comunicazione. Sembra un paradosso ma le persone comunicano troppo e comunicano male. Dobbiamo capire che l’altro quando ci parla, lo fa per indicarci le modalità di come vuol essere trattato/considerato; altrettanto facciamo noi, solo che non ci si ascolta a vicenda. Ognuno fisso sulle proprie posizioni alza la voce sperando che l’altro faccia silenzio e finalmente ascolti ma questo non accadrà mai, se non si impara con amore e umiltà a comunicare.
Quando all’interno di una famiglia, la coppia, purtroppo, anche dopo tentativi di risanamento non è più sanabile, l’attuazione di un distacco gestito con civiltà nella salvaguardia dei minori, è l’unica scelta da operare degna di rispetto. E’ un segno di civile responsabilità da parte dei genitori riconoscere la fine del loro rapporto coniugale e renderne partecipi i figli. Spiegare e dimostrare che la fine del rapporto non significa affatto la fine del rapporto genitoriale che, al contrario, ne può venire rafforzato. Afferma Vittorio Cigoli, professore ordinario di Psicologia clinica delle relazioni di coppia e di famiglia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ‘che l’importante è che la fine del patto, cioè il divorzio o la separazione, non coincida mai con la fine storica del legame, cioè con la definitiva rottura, quanto con una fine-passaggio. Non è possibile uscire da un vincolo affettivo annullandolo, anche se ciò è quello che molti disperatamente ricercano. E’ invece possibile separarsene, nel senso di riconoscerlo per quello che è stato, sapendo al contempo riproporre il valore e la speranza del legame in altri contesti.’
La famiglia è quell’’ambito protetto’dove il rapporto viene creato/ricercato giorno dopo giorno in modo consapevole. Dove si può parlare di tutto e si è ascoltati, dove nessuno può o deve sostituirsi all’altro; dove i figli non vengono giudicati ma incoraggiati e indirizzati, dove si può contare su una mano e dove la mano si è disposti a tenderla anche all’esterno.
Questo permetterà ai figli di crescere sicuri, di imparare l’accoglienza e la generosità, la tolleranza, la compassione, senza lasciarsi influenzare dal qui e ora consumistico imposto dai media.




..FINALMENTE UN SITO CHE SI OCCUPI DI DARE SUPPORTO E SPUNTI DI RIFLESSIONE
ALLE PERSONE…