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Pazienti si raccontano….
Ho due pazienti, due donne di età diverse, una 35enne e una 50enne; entrambe raccontano di aver vissuto una storia d’amore insoddisfacente, una storia ‘a modo loro’.
Nelle storie che mi vengono raccontate devo, per forza, riconoscere che le donne hanno una minore aderenza alla realtà degli uomini. Quando donne lamentano situazioni affettive deludenti, è dolorosamente facile mostrare loro come quella storia d’amore, in realtà, l’abbiano vissuta da sole.
Quando cerchiamo di capire perché questo avvenga, vediamo spesso un pregresso di vuoti affettivi, mancanza di autostima o genitori svilenti o un’infanzia abbandonica. In seguito a motivazioni che caso per caso si andrà poi ad affrontare, ad un certo punto della loro vita le donne decidono di vivere la loro ‘personale storia d’amore’. Non è difficile, a questo punto, incontrare l’uomo che si presta, spesso inconsciamente, a ricoprire il ruolo del protagonista.
Sette, cosa sono, come riconoscerle
In Italia ci sono diverse decine di tipi di sette con diverse migliaia di seguaci; molti di questi sono però vittime di raggiri e di plagio. E’ sufficiente ascoltare i racconti delle difficoltà e degli impedimenti, fisici oltre che psicologici, delle persone che cercano di sottrarsi al controllo di queste ‘sette’ o di genitori che in qualche caso perdono ogni contatto con i figli, perché si possa definire il fenomeno allarmante.
Chi attraversa momenti bui nella propria vita per un lutto, una delusione sentimentale, un rovescio finanziario, una depressione, è più vulnerabile e più disposto a seguire chi tende una mano, offre un ascolto partecipe. Uno stato di debolezza, anche momentaneo, può rappresentare un momento di maggior rischio. Anche quando una persona è insoddisfatta o depressa versa in una particolare condizione di necessità, magari sta cercando di uscire da una dipendenza (alcool, droga, ecc.) oppure soffre di una patologia fisica o psichica. Anche avere un legame affettivo con una persona già coinvolta in una setta può essere un fattore di rischio.
Attacchi di panico, DAP, malessere, società
LA SOCIETA’ DEL MALESSERE
Chi va dallo psicologo? Dallo psicologo vanno persone che stanno attraversando momenti di disagio, periodi ‘bui’ nei quali non sanno più chi sono e dove vanno. Momenti di dubbio e di malessere che, spesso, vengono somatizzati con attacchi di ansia, di panico, paure di vario genere, ecc. Io, anche se può apparire cinico, festeggio questi sintomi perché vuol dire che il tappo è saltato e, come per lo champagne, è il momento di festeggiare. Festeggiare? mi chiedono i pazienti, ma io sto male, ribattono. Certo, ma il malessere è un SOS che, finalmente, spinge ad occuparci di noi e solo ascoltando il sintomo che il fisico ci trasmette, possiamo andare alla scoperta di noi stessi. Il più sintomatico di questi sintomi è l’attacco di panico, comunemente definito DAP o PD Panic Disorder. L’a.d.p. può insorgere improvvisamente con tachicardia, sudorazione, senso di vertigine che spesso spingono il soggetto ad andare al Pronto Soccorso convinto di essere in preda ad un attacco di cuore.
Il senso di colpa..
cos’è?
L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino”. Charles Bukowski
Non so se definirlo un sentimento, una sensazione, una condizione o uno stato d’animo. Qualsiasi cosa sia pervade e aleggia nel mio studio più di ogni altra cosa. Non c’è tradimento, delusione d’amore, perdita di lavoro o malattie che non siano riconducibili al ‘senso di colpa’.
La malattia è legata all’incapacità di lasciar andare e questo è stato dimostrato da più parti. Candace Pert, quasi premio Nobel per la fisica, nel suo ‘Molecole di emozioni’ afferma che, quello che predicavano in oriente 6000 anni fa adesso è certezza: Il corpo umano è il campo di battaglia delle emozioni. Emozioni negative alle quali l’essere umano si aggrappa senza riuscire a lasciarle scorrere; queste emozioni a lungo andare si incistano nell’anima manifestando la malattia nel corpo. La malattia non è altro che un SOS dell’anima che si manifesta attraverso il corpo.
Un sogno ci riconsegna al futuro…..
Una donna mi ha raccontato un sogno:
saliva delle rampe di scale, era da sola, in cima a una rampa vede un uomo che l’aspetta, lei lo raggiunge e insieme continuano a salire altre rampe. Questa donna esce da una storia sentimentale dalla quale, mi rassicurava, essersi affrancata. In realtà non era così quando cercava di convincermi che era ‘tutto passato’. Adesso si, le ho detto che adesso può, con calma, ricominciare a guardarsi intorno. Questo sogno la riconsegna al futuro ma con delle potenzialità acquisite. La consapevolezza di sé è un cammino, anzi, delle rampe di scale che non finiscono mai. L’importante non è arrivare, i traguardi certo ci sono, ma sono diversi per ognuno di noi. Chi può dirsi mai veramente soddisfatto di quello che ha raggiunto?
Consigli per la vita…
Approfitto di questa divertente testimonianza che apparentemente riguarda le donne, ma, se ci pensiamo e ci osserviamo intorno e, forse anche dentro…ognuno di noi è un po’ così. Meglio passare un’ora giocando con i figli, passeggiare per la propria città, uscire e prendere la prima pioggia di primavera, fare l’amore, mangiare pane e nutella, mettere un disco che ci piace e cantare a squarciagola…..
Una testimonianza per una riflessione: non rimandiamo, ‘la vita è ora’!
Ricordatevi che uno strato di polvere protegge i mobili…
Una casa è più bella se si può scrivere “ti amo” sulla polvere sul mobilio.
Io lavoravo 8 ore ogni fine settimana per rendere tutto perfetto, “nel caso venisse qualcuno”. Alla fine ho capito che “non veniva nessuno”, perché tutti vivevano la loro vita passandosela bene !!!
Ora, se viene qualcuno, non ho bisogno di spiegare in che condizione è la casa: sono più interessati ad ascoltare le cose interessanti che ho fatto per vivere la mia vita.
Caso mai non te ne fossi accorta… la vita è breve, goditela!
Fa’ pulizia, se è necessario…
Ingannare la Mente….
…che mente!
Passiamo buona parte della nostra vita a pre-occuparci di quello che potrà accadere, o di quello che paventiamo non succederà mai. Viviamo il passato e il futuro come ‘spazi’ separati senza afferrare che sono un continuum, non sono staccati, sono uno incastrato dentro l’altro, come quei flauti che si allungano. Il tempo è stato per secoli studiato, osservato, visto passare….
Ma in realtà è solo uno spazio secondo i cabalisti, che intercorre fra causa ed effetto. La nostra mente ci impedisce di lasciare scorrere e ci sollecita pensieri ed azioni che non sono in armonica sequenza. Seguendo un percorso equilibrato ed in sintonia con il nostro essere possiamo avere ragione del tempo comprendendone il significato.





















