PostHeaderIcon Dispèro di te

Oscar Dalì

 Dispéro di te

Quando di notte,

in silenzio giaccio

e catrame fonde

dietro palpebre pesanti

Allora, io, dispéro di te                  

                                                                                     

                                                                                                                                                                             S. Dalì- Illusione-Voltaire

                                                                         

PostHeaderIcon Un mattino di luglio…

un poeta mi ha consegnato queste belle frasi che condivido!

 

‘Aspettando il tuo arrivo curo la mia anima

Mi nutro di buoni pensieri, come tu volevi

Mi lascio accarezzare dai ricordi di un passato che non abbiamo mai avuto

Sogno un futuro, un breve futuro, non sono più giovane

Con te che accarezzi la mia fronte e baci la mia fronte

Dove geroglifici alieni hanno scritto lettere d’amore

Amore che non esisti se non nella mia illusione

Riuscirò ad abbracciarti, mi regalerai la speranza di un ritorno?

Una tua carezza sulla mia mano mentre mi guardi sorridendo e la tua voce……’

PostHeaderIcon Apriamo uno spiraglio su…

Nazim Hikmet, poeta turco, premio Nobel per la pace nel 1950….. 

Ti amo come qualcosa che si muove in me
quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco,
ti amo come se dicessi: “Dio sia lodato, son vivo.”
 

appena diciannovenne  andò in Russia, seguendo i suoi ideali e dove conobbe un altro grande della poesia Majakovskj che lo influenzò profondamente ma, per le vicende che segnarono dolorosamente la sua vita, Nazim è ‘il poeta dell’assenza’. 

Nessun poeta che abbia scritto sull’amore e dell’amore è riuscito, come lui, a infondere il senso della perdita, dell’assenza, della lontananza, della nostalgia, della morte. Le ‘Lettere dal carcere’, carcere dove fu rinchiuso per 13 anni, perché era contrario al regime turco, sono di una struggente efficacia, grondano di nostalgia per il proprio paese e per Munevvèr, la donna da lui amata. 

  

   

   

Lettere dal carcere 1938-1949 

“Il più bello dei mari è quello che non navigammo,
Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto,
I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti
E quello che vorrei dirti, di più bello, non te l’ho ancora detto.”

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PostHeaderIcon dal ‘Manuale del Guerriero della Luce’

di Paulo Coelho

Il Guerriero della Luce sa perdere. Egli non tratta la sconfitta con indifferenza….accetta la sconfitta come tale, e non tenta di trasformarla in vittoria. Patisce il dolore delle ferite, l’indifferenza degli amici, la solitudine della perdita. In quei momenti dice a se stesso: ‘Ho lottato per qualcosa e non ce l’ho fatta. Ho perduto la prima battaglia.’

Questa frase gli infonde nuove forze. Egli sa che nessuno vince sempre, ed è in grado di distinguere le proprie azioni corrette dagli errori.

Il Guerriero della Luce conosce il valore della perseveranza e del coraggio. Molte volte, durante il combattimento, egli riceve dei colpi che non si aspettava. E capisce che, nel corso della guerra, il nemico vincerà qualche battaglia. Quando ciò accade, piange le proprie pene e riposa per recuperare le forze. Ma ritorna immediatamente a lottare per i suoi sogni.

Perchè, quanto più tempo se ne manterrà lontano, tanto maggiori saranno le probabilità di sentirsi debole, spaventato e timoroso. Quando un cavaliere cade da cavallo e non risale in groppa nel volgere di un  minuto, non avrà mai più il coraggio di montare.

PostHeaderIcon Un pensiero di….

Una paziente mi ha trasmesso un concetto interessante che voglio condividere.

‘…accade di lasciare una persona amandola ancora, perchè grava il pensiero di quello che dovremmo, vorremmo dirle, ma non ne abbiamo il coraggio perchè la feriremmo.  Allora ci si allontana quasi convinti  di non amarla più.  Ma non ci si può sostituire all’altro. Bisogna  consegnargli il potere di offrire una nuova possibilità o di lasciare andare.  E’ terribile lasciare e amare ancora, così si spezzano due vite.’

PostHeaderIcon Alda Merini

 

             

Non ho bisogno di denaro.

Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze,

di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue,

di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.

Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole,

che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

              

La cosa più superba è la notte
quando cadono gli ultimi spaventi
e l’anima si getta all’avventura.
Lui tace nel tuo grembo
come riassorbito dal sangue
che finalmente si colora di Dio
e tu preghi che taccia per sempre
per non sentirlo come rigoglio fisso
fin dentro le pareti.

   

Accarezzami amore,
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba
se io sarò tra le tue braccia.

PostHeaderIcon Poesia di anonimo

Fa che non sia io la persona che ha fatto germinare il dubbio nel tuo cuore

Fa che non sia io l’uomo che ti impedirà di amare ancora

Non voglio essere io la persona che ti farà guardare con sospetto un probabile amore

Io ti ho amata, con fede, soavità, bellezza

Io ti ho tenuta al caldo nel mio cuore anche quando pensavi

Ti esponessi al gelo dell’indifferenza

Io ti ho ascoltata e capita mentre tu pensavi ti osservassi distratto

Non pensare che non ti ami più,

non ci sarà da adesso fino alla fine dei miei giorni

un istante in cui tu non mi sarai accanto

Ti ho delusa, ma non mi hai permesso di riparare con le mie lacrime

Le tue ferite e chi ha ferito è più malato del ferito stesso,

lo sai e lo so bene io

Ma non permettere ad un altro di restare fuori dal tuo cuore

Apriti ed abbandonati con fiducia, chi presto ti incontrerà,

Non potrà non amare con devozione quello che io amai

Ancora amo ed amerò.

 (anonimo)

PostHeaderIcon Vita ed amore secondo Tolstoy

Per vivere con amore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare a lottare e perdere eternamente.

(L. Tolstoy)